> SAME LOVE


Madonna fa ancora centro. Ho voluto attendere 24 ore. Giusto il tempo di leggere tutte le recensioni della stampa italiana, sull’evento musicale oltreoceano dell’anno: i Grammy Awards 2014, che si sono appena tenuti a Los Angeles. L’attesa mi era necessaria per capire che taglio avessero scelto di dare i giornalisti italiani all’evento. Hanno titolato “Trionfano i Duft Punk”, io scelgo “Same Love” (Stesso Amore).

Capisco che in Italia, il matrimonio tra persone dello stesso sesso, sia una notizia di poco conto. Chissà se anche in questo in caso, bisognerà aspettare l’Unione Europea per richiamarci all’ordine sui diritti dell’uomo, per varare qualche sensata legge, piuttosto che una pioggia di emendamenti, di cui poco o nulla avvertiamo su scala sociale.

Capisco che all’interno di questo folle Paese, si sia solo preoccupati di garantire diritti civili ai clandestini, piuttosto che legalizzare le unioni e di conseguenza i diritti, di chi in questo Paese ci è nato, ci è cresciuto e ci paga il 72% di tasse. Lo Stato afferma di avere altre priorità, la stampa tace. Mi domando: quali mai saranno queste priorità che non approdano mai da nessuna parte. Non dovrebbe essere il cittadino, la prima vera priorità di ogni nazione?

Conosco troppi omosessuali italiani che non credono più in Dio, nello Stato, nell’amore, nella coppia. Hanno dovuto aspettare 60 anni, solo per avere una parola di conforto da questo Papa. Destinati alla solitudine, incoraggiata dallo Stato. L’unione coronata solo nella fantasia. Lo Stato nemico, che impedisce la realizzazione dell’amore. Persino i cantanti in Italia, sono proiettati solo ai lutti ed alle catastrofi ambientali. Potenza della musica per tirare su un argine, un altro; rigorosamente made in Italy. I nostri cantastorie, che di storie non cantano più. Commemorano piuttosto.

Una scena come il matrimonio di massa avvenuta ai Grammy’s, potrà mai avvenire al Festival di San Remo? La musica che celebra l’amore. L’uguaglianza del sentimento e dell’unione concretizzata. E la legge che tutela tali unioni, dopo che lo Stato le ha consolidate.

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L’America nella “persona” della Recording Academy, un gruppo che era chirurgicamente attaccato al passato, ha scelto di fare un’inequivocabile dichiarazione sul presente, sullo stato dei fatti ed ha spalancato una porta verso il futuro. Il futuro del singolo individuo, accolto dalla comunità sulle note dalla musica. Sempre compagna dei momenti indimenticabili della nostra vita.

Se agli VMA nel 2003, fece scalpore il french kiss tra Madonna & Britney, nel 2014 è acqua passata. Suona quasi obsoleto. Ma la porta sul futuro la apre ancora lei, una tra le più coraggiose delle donne americane: Madonna. Che nel frattempo si è cucita addosso tutte le religioni, per mostrarle in chiave suprema durante la sua ultima apparizione, per alcuni sapientemente studiata a tavolino. Arriva sul red carpet con bambino, ma nero. Adottato. Certo, perché dalle “loro parti”, una donna single, può salvare una vita, se benestante. Vestita quasi come un ebreo ultraortodosso. Impugna un bastone. Lasciati a casa i Toy Boys, poco appropriati per il messaggio nobile della serata, sceglie di farsi accompagnare dal piccolo Banda.

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Tutti aspettano il momento della tanto attesa “cerimonia di eguaglianza”. Il matrimonio dei matrimoni. L’unione globale davanti a Dio.

Cerchiamo di essere onesti: nessuno si è di certo scandalizzato per il sexy balletto di apertura di Beyonce col marito JayZ. Roba da principianti. Una “specie evoluta” di Albano & Romina, stavolta made in USA!

Tutta la platea è rimasta però senza fiato, quando si sono accesi i neon di una chiesa stilizzata. L’Accademy sta per fare uno statement, sta per non dire, ma fa vedere al mondo qualcosa del tutto nuova. I matrimoni sono matrimoni, a prescindere dal genere. L’unione è sacra, così come l’amore. Queste le parole dette dal Presidente dell’Academy Mr. Neil Portnow: “Noi ci alziamo in piedi su una questione umanitaria di primaria importanza, non lo facciamo attraverso la politica, ma attraverso la musica, stasera abbiamo il potere di farlo, perché ci stanno già guardando per altri motivi”.

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L’unica madrina che potesse garantire tale Revolution of Love, poteva essere solo lei: Madonna. Il “momento” è costruito in modo superbo. Appare Macklmore da solo sul palco/Chiesa sulle note di “Same Love, lo affianca Mary Lambert. Dopo qualche istante, spunta la cantante/attrice Queen Latifah, in veste di maestra di cerimonia. Si apre il cancello della sacrestia per accogliere la Queen of the Queens di quel tempio che, sulle note di una re-invented “Open Your Heart”, fa unire le mani e le fedi delle 33 coppie, gay e non, che attendono in fila la frase “Ora potete scambiare gli anelli”.

 

A mio avviso però, c’è un solo grande scivolone che ha fatto Macklmore ed in certo senso anche la produzione. Una frase si ripete spesso nel testo “And I can’t change, even if I try” (E non posso cambiare, nonostante mi sforzi). In uno stato di fatto dove lo statement è l’amore universale, dove il dictat è SAME LOVE; per quale misterioso motivo deve uscire una frase con il retrogusto di inadeguatezza. Perchè se tutto è così normale, la persona che nutre amore per un essere umano dovrebbe avere la necessità di cambiare e, nonostante i ripetuti sforzi, non ci riesce? Insomma, ci si vuole far credere che tutto è così normale, quando la persona che ama, tenta disperatamente di cambiare e non ci riesce. Pertanto si abbandona all’evento più forte di lei correndo rischi. Ora, dando così tante cose per scontate, socialmente scontate, l’Academy avrebbe dovuto far evaporare, quella frase di inadeguatezza, almeno davanti al sogno coronato, l’unione, che si stava celebrando. Forse un “And I won’t change, cause I’ don’t need to” (Ed io non cambierò, perchè sto bene così), sarebbe stata la mossa perfetta, per fare di un’idea di messaggio, un problema risolto, almeno attraverso il sogno della musica. Questo è un pò il vizio che hanno certi artisti eterosessuali: l’occuparsi di cause che non gli appartengono personalmente, per raccogliere consensi. Si fermano sempre ad un certo punto. Simpatizzare per una causa è ben diverso che lottare per quella causa.

Grande innegabile intensità. Commozione generale. Risentimento di alcune famiglie da casa. Anche gli Stati Uniti, non sono uniti per l’amore globale e questo si sa. Il messaggio di questa coraggiosa operazione, potrebbe essere solo uno: le tradizioni non sono statiche, ma dinamiche. Nell’arco degli anni, qualche uomo di politica, voleva il cambiamento. Scorrendo tra gli anni, nessun gruppo ha premuto il piede sull’acceleratore e sulla concretezza, di più di certi cantanti, sotto varie angolazioni e prospettive. Mi auguro che la prossima volta, la musica che tutto può, tolga quel retrogusto di inadeguatezza, almeno lei. Altrimenti come si può convincere una madre del Minnesota o una famiglia calabrese che SAME LOVE è AMORE e basta? E l’amore non si giudica, si accoglie. Punto.

Madonna, Macklemore & Ryan Lewis, Mary Lambert – The Grammy’s 2014

Chiudo tornando al mio Paese, perché questa mi sembra fantascienza, abitando in Italia. Mi auguro soltanto che dopo i cervelli, non siano costretti a fuggire anche i cuori dall’Italia. Sarebbe cosa gravissima. I primi sono giù fuggiti per lavorare, i secondi…per essere liberi di amare.

Alessandro Massarini

By | 2017-06-24T15:11:43+00:00 January 28th, 2014|Categories: IT BLOG|0 Comments

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